LE OCCASIONI PERDUTE

Guardai il calendario
E tremai…

Com’è possibile?
Lessi il giorno… Il mese e l’anno…
Scandendo bene numeri e lettere…

Devo essermi distratta…
Io… Io pensavo di avere solo sedici anni
Ed una vita da vivere…

Non c’è più tempo…
Oddio… Quanto sono in ritardo

Mi inciprio il naso
Infilo nella borsa i sogni e le chiavi di casa
Ed esco di corsa…

La solita disordinata pensai…
Mentre allungo il passo
Ed afferro tutto ciò che è a portata di mano

Sensazioni… Emozioni… Sentimenti…
Le stringo tra le dita…
Prima che sia troppo tardi

E corro… Corro all’impazzata…
Senza sapere dove…

Mi guardai intorno…
Che posto affollato pensai

Una voce gentile mi sussurrò:
Siamo le occasioni perdute…

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LA PRIMAVERA ALL’IMPROVVISO

Ti rividi…

Ed all’improvviso scoppiò la primavera

Udii le cinciallegre cantare

Ed il cielo si fece cobalto…

Per te mi sollevai la gonna

Ed il grano mi pizzicò le gambe nude…

Fu il frinire di grilli a tenermi compagnia

Mentre un leggero rossore mi colorava il viso

E per un giorno…

Per un giorno soltanto…

Io ingannai il tempo

E tornai ragazzina…

LE PAROLE DIMENTICATE

Abbiamo una lingua magnifica
Ricca di sfumature e vocaboli
Eppure non ne usiamo che due o trecento
Forse meno…
L’impoverimento della lingua italiana ed il suo inevitabile declino
Sono un fenomeno inarrestabile
E sempre più rapido…
Le parole ricercate o desuete (che termini terribili)…
Non le usa più nessuno appunto…
Ed è un vero peccato
Amo la mia terra e la sua lingua e ne piango la scomparsa…
Anche la parola Patria…
È diventata una “parolaccia”…
Si ha persino timore nel pronunciarla…
Amo le parole dimenticate
Come accostarsi… Tediare… Rimembrare…
Fregiarsi… Bruma… E potrei continuare all’infinito…
Ogni tanto ne rispolvero qualcuna…
Le faccio prendere aria…
Nella speranza che non venga soffocata
Dalla banalità…
O dall’uso smodato di termini che non ci appartengono…
Per cultura e tradizione…
Ma soprattutto… Privi di poesia

OLTRE LA COLLINA

Ti aspetterò oltre la collina

Tra terra e cielo tu mi rivedrai

Nella luce accecante del meriggio
Ti scorgerò arrivare

E con la mano mi proteggerò lo sguardo

Con un gesto gentile
Mi ravvierò i capelli

E scuoterò la polvere dagli abiti

Quanto tempo è passato!
Mi son sembrati secoli…

Ti correrò incontro
Come in un vecchio film…

E sarò bella
Come non son stata mai…

Meryl Streep (I Ponti di Madison County)

SABATO POMERIGGIO (come la canzone di Baglioni)

Da quando mi ero lasciata con il mio ragazzo…
Dopo un estenuante tira e molla durato mesi…
Passavo il mio sabato pomeriggio immersa nella vasca da bagno…
Sì… Avete capito bene…
Avrei potuto fare mille altre cose…
Ed invece restavo lì…
Con lo sguardo perso nel vuoto…
E le gote accese per il vapore bollente…
L’acqua era caldissima…
Quasi ustionante…
Ed profumo del bagno schiuma così intenso… Da attaccarsi in gola…
Spendevo una fortuna in bagni schiuma e sali profumati… Ma ne valeva la pena…
Pigra ed indolente… Restavo immobile per ore… A crogiolarmi nel mio dolore…
L’orologio era appoggiato sul bordo…
Ed ogni tanto lo guardavo distrattamente…
Le quindici… Le quindici e trenta…
Le sedici…
A quest’ora ero già alla fermata dell’autobus…
E lo stavo aspettando…
No… Non mi mancava…
O forse sì…
Ma che importanza ha?
Se n’era già andato da tanto tempo…
Certe cose le donne le sentono…
Semplicemente non mi amava più…
Perché si smette di amare?
Bella domanda…
Ero cambiata io… O era cambiato lui?
Forse entrambi… Chissà…
No… Non saprei rispondervi nemmeno ora…
So soltanto che non mi mancava…
O almeno non quanto le nostre abitudini…
È strano come ci si affezioni alle abitudini…
Ci vedevamo ogni sabato… Alla stessa ora… Nello stesso posto…
Alla fermata del due…
Abitava in via Montanara…
Quartiere più depresso perfino del mio…
Che abitavo (ed abito) “d’là da l’acqua”…
Come si dice da queste parti…
Parma era ed è una città divisa in due dal torrente omonimo…
È come percorsa da una lunga ferita…
Di qua i ricchi… Di là i poveri…
Così non si rischia di fare confusione…
Franco era perennemente in ritardo…
Ed io perennemente in anticipo…
Forse già questo avrebbe dovuto essere
Un campanello d’allarme…
Sì effettivamente non era difficile capire…
Che non eravamo fatti l’uno per l’altra…
Ma spesso l’amore segue strani percorsi…
Comunque noi facevamo sempre lo stesso…
Di percorso…
Una cioccolata con panna dal bar Cantarelli…
E la sera una pizza al prosciutto cotto (sempre la stessa) dal Cozzicaro (che razza di nome)…
E poi a casa…
Per i baci si aspettava la domenica pomeriggio…
Quando l’oscurità del cinema (le telecamere erano di là da venire)… Ci proteggeva da sguardi indiscreti…
O almeno era quello che speravamo…
Mi mancavano le mie stramaledette abitudini…
Molto più di quanto mi mancasse lui…
O almeno erano proprio loro a ricordarmelo…
Mi sentivo come svuotata…
Un palloncino bucato…
Dopo tanto amore… Tanti ceffoni… Tanti addii ed altrettante riappacificazioni…
Era finita… Finita per davvero stavolta…
Eppure ero stata io a farmi lasciare…
Perché lo amavo troppo…
Lo so… Dovrei andare da uno bravo…
Ma vi giuro che la paura di perderlo…
Era diventata insostenibile…
Meglio perderlo subito… Ora…
Che vivere nel terrore che potesse accadere…
E così… Detto fatto… Mi ero fatta trovare con un altro…
Ed amen…
Qualche spintone ed era tutto finito..
Se n’era andato per sempre…
Ed ora sono qui…
Inutile come un “vuoto a perdere”…
L’acqua sta diventando fredda…
Ed io mi tappo il naso e mi immergo…
Resto così… Adagiata sul fondo della vasca…
Fino a quando non mi manca il fiato…
È così che ci si deve sentire prima di morire…

BABY PATTY VA ALLA GUERRA

Baby Patty ingannava il destino…
Quando aveva un problema… Spostava l’attenzione su altro…
Non cercava di risolverlo… Come fanno tutti…
Probabilmente pensava che distrarre l’avversario… Potesse servire a distogliere l’attenzione su di lei…
Papà le andava ripetendo che è il caso a governare il mondo… E chissà… Magari zigzagando avrei potuto evitare i colpi della vita…
E comunque Baby Patty pensava che… Fosse meglio concentrarsi su un problema piccolo… Che su uno grande (perle di saggezza)…
Insomma… Uno che fosse più alla mia portata…
Del resto ero negata per la matematica…
I numeri… Semmai li davo… Di tanto in tanto…
Ma non riuscivo a sommarli… Sottrarli… Né tantomeno dividerli…
Ero brava nelle moltiplicazioni… Questo sì…
Nel senso che possedevo la capacità di moltiplicare i problemi…
Beh forse anche nelle addizioni ad essere sincera… Visto che riuscivo a sommare problema a problema…
Andavo malissimo a scuola?
Invece di impegnarmi di più… Preferivo tormentarmi i primi brufoli… Fino a sfigurarmi il viso…
A quel punto il quattro in Greco… Non mi pareva più così importante… E forse nemmeno l’insufficienza in italiano…
Insomma era una tecnica di sopravvivenza la mia…
Credo che si chiamasse “monomania”… O almeno così avevo letto in un libro di Edgar Allan Poe…
Per mio padre erano solo “fissazioni”…
In realtà io sapevo con certezza che la professoressa di Lettere… Donna profondamente ignorante e frustrata… la famigerata Bertoraglia… Mi odiava…
Quindi il il mio rendimento scolastico… Non era legato a nessun algoritmo… O formula scientifica…
Che io studiassi o non studiassi… Non avrebbe fatto la differenza… Perché il risultato sarebbe stato il medesimo… Cioè zero…
Tanto valeva tormentarmi il viso…
Schiacciare i brufoli diventò ben presto la mia occupazione preferita… Con gli effetti collaterali che tutti conosciamo…
Coprii gli specchi… E come la contessa di Castiglione… Decisi di non guardarmi più…
In fondo… Un risultato lo avevo ottenuto…
Ora la scuola non era più un problema…