SEGNI PARTICOLARI: BELLISSIMO(THE FINAL COUNTDOWN)

Dove eravamo rimasti?

Ah sì: “Era una notte buia e tempestosa…”

Dopo quella sera lo persi di vista…
Nel senso che abbandonò i corsi…
E sparì di nuovo dalla mia vita…
Pensavo per sempre…
Ma non fu così…
Uno o due anni dopo…
Mentre mi trovavo in piazza con amici…
Mi sentii chiamare all’improvviso: “Patty!”
Mi giro e chi ti vedo?: Moreno…
No, non è possibile…

“Ancora tu
Ma non dovevamo vederci più?”
(Ancora tu – L. Battisti)

Già… Ancora lui…
Da brava napoletana…
Credo al destino…
Mi chiese: “Che ci fai qua? Mi accompagni a prendere le sigarette in stazione?”…
Lo seguii…
Poco convintamente… Ma lo seguii…
Moreno mi piaceva… E tantissimo anche…
Anche se “I” come infrequentabile…
Lo era ancora…
Mia madre mi avrebbe ucciso… Se fossi uscita con un ex tossico…
Nella lista degli infrequentabili… C’erano i drogati… Gli ex-drogati… Poi venivano i separati… I divorziati e via dicendo…
Lui occupava il primo od il secondo posto… Quindi era da “bollino rosso”…
Una brava ragazza non lo avrebbe seguito…
Una brava ragazza no… Ma io sì…
Ergo… Non ero una brava ragazza…
Arrivammo in stazione che era passata da poco la mezzanotte ma… Il tabacchino era ancora aperto…
Con aria trionfante si avvicinò al mio finestrino… Sventolando il pacchetto di Marlboro… E mi disse: “Seguimi!”…
Il suo tono non ammetteva repliche…
Ed io lo seguii…
Un dedalo di strade buie…
Fino alla periferia più estrema…
Dove una brava ragazza non dovrebbe mai avventurarsi…
Ma io ero una brava ragazza?
Bella domanda…
Sinceramente non lo so…
Frenò di colpo…
Scese dalla sua auto e mi si avvicinò:
“Scendi… Andiamo su da me a bere qualcosa…”
E lì mi irrigidii…
Entrai in modalità:
“Non accettare caramelle dagli sconosciuti”…
E non ci fu verso di convincermi…
E così salì in auto…
E lì cominciarono i guai…
Forse la droga cominciò a fare effetto…
O forse fu proprio la mancanza di droga a fare effetto…
Una crisi di astinenza? Può essere…
Ma cambiò tono ed espressione…
Sentii la sua mano sotto la maglietta…
E lo fermai… “No!”
Fu il primo di una lunga serie di “No! Ti prego…”
Lo minacciai perfino di “attaccarmi” al clacson…
Ma lui mi disse: “Prova solo a toccarlo e ti ammazzo di botte!”…
Provó a sfilarmi i pantaloni…
Prima con le buone… Poi con le cattive…
Mi salvò un dispositivo di sicurezza: la cerniera…
Dovete sapere che indossavo dei pantaloni aderenti… Con la cerniera dietro…
E senza collaborazione… Non ci sono santi né madonne… Non si sfilano…
Dopo una breve colluttazione…
Tentai la carta delle lacrime…
E tra un singhiozzo e l’altro…
Gli parlai di me… Delle mie fragilità…
Della mia paura del sesso e degli uomini…
Fu la carta vincente…
Pian piano si aprì…
Mi parlò di sé… Mi disse che non aveva bisogno di usare la violenza… Per avere una donna… Che aveva la ragazza e che le donne non gli mancavano di certo…
Ma aggiunse: “In questo momento ho voglia di te… Di te e di nessun’altra”
Fui irremovibile…
Finché non si convinse a lasciarmi andare…

Non lo rividi più…
Non ci fu una terza occasione…

Qualche anno dopo
Un articolo di giornale:
“Ragazzo trovato morto in casa…
Sospetta overdose”

No… Non ci sarebbe stata un’altra occasione…

SEGNI PARTICOLARI: BELLISSIMO(PART TWO)

Moreno…
Un nome particolare… Per un ragazzo particolare…
Erano passati almeno dieci anni…
Quando me lo ritrovai a scuola…
Sì sì avete letto bene: a scuo-la…
Avevo abbandonato l’università e mi ero iscritta in una scuola privata: l’Istituto “L. Bolaffio”… Dattilografia e Pratica commerciale… L’ABC della perfetta segretaria…
Caso volle che la segretaria restasse incinta… E si decidesse di fare una selezione interna… Per trovarle una sostituta… Per il periodo della gravidanza…
Selezione che mi vide tra le finaliste…
Ce la giocammo io ed una mia compagna di corso…
Ma alla fine fui io a spuntarla…
Fu lì che lo rividi…
Perfino più bello di come lo ricordavo…
Una cascata di riccioli… Cadevano in perfetto dis-ordine… Su di un ovale perfetto…
Mi sorrise sfrontato…
Mi raccontarono in seguito… Del suo passato ingombrante…
No… Non si era fermato agli spinelli… Era andato oltre… Era passato all’eroina…
Lo fissai… Niente faceva pensare ad un drogato…
La sua bellezza era intatta…
Nemmeno la droga aveva sfregiato il suo bel volto…
Lo rividi più volte… Studiava e lavorava…
Pareva fortemente motivato a cambiare vita…
Sempre un po’ sopra le righe però…
Come quando mi chiese il permesso di fare una fotocopia… E mi ritrovai tra le mani una foto del suo sesso…
Rise come un matto… Nel vedere il mio imbarazzo…
Lui era così… Sempre sopra le righe…
Sicuro di essere perdonato…
Un ragazzaccio… Uno di quei monelli dagli occhi furbi… Ma dal cuore tenero…
Uno scugnizzo dai riccioli ribelli…
Libero ed irriverente…
Ma non lo definirei un cattivo ragazzo…
Diciamo che non era nato nella parte “giusta” della città… Credo abitasse dalle parti di via Po… Dove vivevano i “capannoni”… E non era certo un complimento a quel tempo…
Lui però… Fotocopia a parte… Aveva bei modi…
Sapeva di piacere alle donne… E non faceva nulla per nasconderlo…
Un “piacione”… Direbbero a Roma…
Come quella sera che si offrì di darmi un passaggio…
Pioveva che Dio la mandava…
Sotto un’acqua torrenziale… Avrei dovuto raggiungere la fermata dell’autobus…
E non avevo nemmeno l’ombrello…
Da perfetto gentiluomo…
Si offrì di accompagnarmi a casa con la sua auto…
Lo guardai dubbiosa…
Lui mi sorrise ed aggiunse: “Non ti fidi?”…
Poi rise di gusto…
Sì… No… Sì… No…
Tentennai a lungo… Ma poi cedetti…
Come sempre direi…
Non sono mai stata brava con le tentazioni…
Ricordo che da bambina…
Pregavo Gesù di non mettermi alla prova…
Perché tanto non l’avrei superata…
Quella volta mi andò bene…
Sinceramente non ricordo se provò a baciarmi oppure no…
Ma non andò oltre…
E così cominciai a fidarmi di lui…

To be continued…

SEGNI PARTICOLARI: BELLISSIMO

Si chiamava Moreno…
Segni particolari: bellissimo…
Lo vedevo la domenica pomeriggio all’Astrolabio… La discoteca dei teen-ager…
Aveva spalle larghe e fianchi stretti… In un’epoca in cui gran parte dei ragazzi erano fatti “a fiascone”… Come si dice a Parma…
Ed era impossibile non notarlo…
Credo fosse un antesignano dei “ragazzi immagine” del giorno d’oggi…
Non ebbi mai la fortuna di conoscerlo…
Beh… Non ero certo una che si notava…
Carina… Magra… Ma con l’aria smarrita di chi si trovi lì per caso…
Niente minigonna… Né tacchi alti…
Solo degli orribili pantaloni a quadri ed una camicetta…
Insomma… Non facevo nulla per farmi notare…
Si sussurrava fumasse gli spinelli…
E questo lo faceva direttamente scivolare nella casella “I”… Quella degli infrequentabili…
Mi sentivo in colpa solo a guardarlo…
A volte… Lo vedevo “svolazzare” sui pattini… Con quell’aria strafottente e quei riccioli ribelli…
Avevo un’idea piuttosto vaga del Paradiso… Ma di certo lui somigliava all’Arcangelo Gabriele…
Chissà… Forse la “I” non stava per infrequentabile… Ma per “inarrivabile”…
Pensai che ero fortunata… Non dovevo nemmeno sforzarmi di tenerlo alla larga…
Resistere alle tentazioni non è mai stato il mio forte…
Quello stesso anno (sarà stato il ’73 od il ’74) cambiai amiche… O forse fui semplicemente mollata…
Fatto sta che di colpo… Smisi di frequentare quel locale…
Ormai ero al ginnasio… E stavo ufficialmente con Vanni (probabilmente in condominio con altre)… Un leader del collettivo studentesco…
E trascorrevo le domeniche pomeriggio… A casa dei compagni di scuola… Quelli della 4e E per essere precisi…
Le famigerate “festine” avevano ormai sostituito le discoteche…
Si ballava al buio… Al suono di “Father and son” di Neal Young o di “Alessandra” dei Pooh…
Fu così che persi di vista Moreno…
Ma:
“Certi amori non finiscono
Fanno dei giri immensi
E poi ritornano” (Amici mai – A. Venditti)

Lo ritrovai molti anni dopo…
Dove mai avrei immaginato di poterlo incontrare…

To be continued…

LEZIONI DI STILE

La bellezza passa… La classe rimane…
La voce… La gestualità… L’incedere… Di una donna di classe restano gli stessi ad ogni età…
Dovremmo insegnarlo nelle scuole…
Piene di ragazzine che sognano di gonfiarsi labbra e seno…
Fatica sprecata…
Perché passati i trent’anni…
I quaranta per le più fortunate…
Inizia l’inevitabile parabola discendente…
Piano piano si cambia…
Almeno all’inizio…
Perché poi il tempo affretta il passo…
E non c’è chirurgo plastico che possa porvi rimedio… Alba Parietti docet…
Salvo rarissime eccezioni…
Nessuna si salva da questo scempio…
E le bellone che un tempo ci facevano invidia… Ora ci fanno pietà…
Anche perché continuano a comportarsi da “bellissime”…
Magari sottolineando I tuoi difetti… Le tue imperfezioni
Ti dicono: “Com’eri bella da ragazzina!”… E poi subito aggiungono con sottile perfidia tutta femminile: “Sai la tale non ti ha riconosciuto nella foto che hai postato!”…
Eh sì…
Perché loro si guardano ma non si vedono…
Magari sono un reticolo di rughe…
E continuano a vedersi bellissime…
Arrivate a cinquanta o sessant’anni…
Praticano lo sport più diffuso:
Offendere le altre…
È una forma di difesa…
La donna di classe invece…
Magari ha cedimenti fisici…
Ma non ha cadute di stile…
Guarda le piccole meschinità dall’alto…
E le vede così piccole… Che nemmeno le distingue…
Ha occhi vivaci e passo leggero…
Ipnotizza l’interlocutore… Con i suoi racconti… Il suo vissuto… la sua fantasia…
Non si cura della ruga in più…
Ma ha cura del suo aspetto…
E mette lo stile in tutto ciò che fa…
È l’eleganza dei gesti e dei modi a renderla indimenticabile…
Anche se non trascura l’abbigliamento…
Ma poi… Le basterebbe la voce per sedurre…
Ha un timbro basso… Scandisce bene le parole… E le accompagna con lo sguardo…
Ogni sua frase è un piccolo capolavoro…
Perché il segreto è rendersi interessanti…
Si vince sulla distanza…
Siamo delle maratonete… Noi donne che non abbiamo puntato tutto sulla bellezza…
Vinciamo nel rush finale…
Lasciando una scia di ironia e Chanel n. 5…

L’INGANNO DEL “SE”

Ero una bambina vecchia…
Ed ora sono una vecchia bambina…
Ho ancora paura del buio…
Della gente…
Direi della vita…
Mi sono interrogata spesso sul senso della vita… O magari mi sono chiesta… Se la sofferenza arricchisse l’anima (come predicava il Don)… O fosse del tutto inutile…
Robetta così…
Ancora mi domando cosa sia la spensieratezza… E non so rispondermi…
Da che ho avuto coscienza di esistere…
I pensieri si affollavano… Si accalcavano… Si accavallavano…
Praticamente… Io non ero una bambina… Ma un gomitolo…
O un origami…
Mi piegavo e ripiegavo su me stessa…
Sempre più introversa…
In verità non pensavo di essere migliore degli altri…
Se il mondo è cattivo… Ed io ne faccio parte… È probabile che anch’io sia cattiva…
Si chiama sillogismo o proprietà transitiva…
Beh questo non era certo un pensiero confortante…
Poi Baby Patty conobbe l’odio…
E questo davvero non me l’aspettavo…
Qualche meschinità o qualche piccola cattiveria ci poteva stare… Ma addirittura l’odio…
Eppure io odiavo quella bambina… Che aveva sfregiato l’occhio del mio Andrea…
E non mi perdonai mai quell’attimo di disattenzione…
A volte le nostre azioni più banali… Hanno conseguenze gravissime…
Forse fu in quel momento che persi l’innocenza…
Perché io l’ho odiata…
Ed una parte di me… Ancora la odia…
Ci sono ferite che ti scavano dentro voragini…
Chissà… Se non avessi conosciuto Monica… Se io non avessi lasciato Andrea sul tavolo… Se lei non avesse sfregiato l’occhio del mio bambolotto… Se… Se… Se…
Io non avrei conosciuto l’odio…
È l’inganno del “Se”…

LA NECESSITÀ DI MENTIRE

Delle donne… Da esteta…
Ho sempre ammirato la bellezza… Non certo il carattere…
Hanno sempre bisogno di alibi…
“Sono stata con quello… Ma ero completamente ubriaca…”
Oppure..
“Ho una relazione clandestina…
Ma sono innamorata”…
Quando magari… Lo vedono solo per fare sesso… E non lo hanno mai guardato più su della cintura…
Gli uomini non si sognerebbero mai di dire certe sciocchezze…
È vero… Non hanno bisogno di salvare la loro reputazione ma…
Se capisco la necessità di mentire agli altri…
Non comprendo quella di mentire a se stesse…

… E MI SCOPPIÒ IL CUORE

Sotto un pallido sole
Mi si assopì il cuore…

Era d’autunno
Che smise di parlare…

Un borbottio sommesso
Come di caldarroste…

Poi più nulla…

La nebbia lo avvolse
E me ne dimenticai…

Vissi nel disincanto…

Tra colpi sordi
E petali appassiti…

Quando un battito
Uno soltanto…

Mi annunciò l’amore

E piovvero pensieri teneri

Come le violaciocche
Spuntarono i desideri…

Che quasi mi scoppiò il cuore

LA MARCIA NUZIALE DI PATTY(ATTO QUARTO)

“Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.”
(Un chimico – F. De Andrè)

……
E si scatenò l’inferno…

Se riuscii ad evitare gli schiamazzi e gli squilli di clacson…

Non fu così per il riso…

Fui investita da una pioggia sottile
Che mi riempì cappello e scollatura

Come già sapete
Io detesto i matrimoni
E se solo avessi potuto
Avrei evitato anche il mio…

Spettacolarizzare l’amore
Trovo sia di pessimo gusto…

E trovo che la capacità di sorprendere
Sia spesso inversamente proporzionale
Al tasso d’amore…

Dio ebbe pietà di me
E mi risparmiò
I saluti di amici e parenti…

La nonna di mio marito
Fece appena il tempo a dirmi:
Ehhhh però…
Almeno l’abito lungo…
Una sposa deve avere l’abito lungo…

Che riprese a piovere 🙂

Il fotografo fuggì precipitosamente
Risparmiandomi lo strazio
Delle foto di rito
Tipo casa regnante…

E se io non ero Pippa…
Le mie amiche non assomigliavano affatto alle damigelle di Kate…

Per fortuna non c’erano bambini
Rompicoglioni…
Perdonate il francesismo…

Da una “pioggerellina di marzo”
Si passò in breve ad un robusto temporale estivo…
Con il conseguente fuggi fuggi generale…

Compresi gli sposi…

Ci aspettava il banchetto nuziale…
Il momento più ambito dagli invitati…
L’unica vera ragione
Della loro partecipazione al matrimonio…

Perché… Come si sa
“Tutto il resto è noia”…

La pioggia fu provvidenziale
Mi risparmiò anche una ripida
discesa in bicicletta…

Dovete sapere che mio cognato
Ebbe la bella idea…
Di regalarci una bicicletta ciascuno…

Non una lavastoviglie od un forno
Ma una stupida bicicletta…

Con l’intenzione di farci raggiungere
Il ristorante su quel mezzo…

Chi mi conosce sa
Che io odio le biciclette dall’età di sette anni…
Da quando mi venne regalata
Una Graziella arancione…

Graziella di nome ma non di fatto
Visto che era più tarocca
Dei soldi del Monopoli…

E se detestavo l’originale
Figuratevi la brutta copia…

Al massimo avrei potuto percorrere
Qualche metro sulla canna…
In un ridicolo remake di Butch Cassidy…

Ma io non sono Katharine Ross
E mio marito non è Paul Newman…

La pioggia scongiurò questo pericolo

Quindi niente Pippa
E niente Katharine Ross…

Ma solo quella svalvolata della Patty

To be continued…